Stelle sulla terra, film indiano ci spiega la magia della parola

Locandina de film Stelle sulla Terra!

Su Rai1, per il terzo anno consecutivo, stanno mandando in onda, con grande successo, un ciclo di straordinari film indiani, film bellissimi, molto ben scritti e girati, non per niente Bollywood è la più grande industria cinematografica al mondo. Sono film dal chiaro intento educativo, cercano cioé di far comprendere al semplice et ingenuo popolo delle campagne come funzionano le grandi e moderne città indiane, ne spiegano le regole et i pericoli, ma anche le opportunità, senza mai indugiare eccessivamente sul lato negativo delle cose. Nel contempo cercano di trovare una via di sintesi tra le necessità dello sviluppo di una società moderna ed avanzata, con la conservazione dei valori e dei costumi tradizionali, la cui elevatezza spirituale è anni luce avanti (sarebbe meglio dire indietro..) a noi.

 

Stelle sulla terra, un grande film sulla dislessia, ma non solo:

Stelle sulla Terra (titolo originale: Taare Zameen Par, video dal film), il film trasmesso l’altro giorno è un gran film, la storia di un bambino con notevoli problemi di comportamento, problemi che poi si scoprirà essere dovuti alla dislessia e che i genitori cercheranno di curare con una disciplina sempre più rigida. Ma è anche uno splendido film sul rapporto tra genitori e figli, e è soprattutto, un film profondissimo che spiega meglio di quanto abbia mai visto finora l’importanza delle parole.

C’è un momento nel film, nel quale il padre del ragazzo dislessico,  va dal maestro (Aamir Khan) che aveva capito la malattia del figlio, per comunicargli che con la moglie avevano cercato su internet tutto sulla dislessia, e ci tenevano che il maestro lo sapesse, perché loro al proprio figlio ci tenevano. La risposta del maestro è sferzante, chiede loro se  su internet hanno cercato anche come nelle isole Samoa (o Salomone, non ricordo bene, anzi vi chiedo aiuto..) si procedeva alla deforestazione per poter poi coltivare la terra. Non si tagliano gli alberi, ma lì si insulta, lì si maledice, gli si dice contro ogni possibile cattiveria, gli si dice di morire.. e così facendo loro morranno presto.

Mi ricorda la storia un amico molto vicino a me,  un bravo ragazzo ma che fa fatica ad avere fiducia in se stesso, ebbene, ho appena scoperto che la di lui madre non riusciva mai a prendere sonno la notte, perché temeva per il figlio e per il suo futuro, si alzava la notte per andare a vedere se era ancora lì a dormire, perché lo vedeva già sotto un ponte a fare il barbone. In realtà è sempre stato un ragazzo tranquillissimo, ciò che la madre gli ha fatto seppur inconsciamente è stato l’equivalente dei metodi di disboscamento polinesiani. Nessuna sorpresa se alla fine non sia mai riuscito ad esprimere appieno le proprie potenzialità

Questo per dire che volere bene al proprio figlio non significa fare in modo che tutti sappiano che ce ne stiamo prendendo cura, ma è supportarlo quando cade mantenendo piena fiducia in lui, la fiducia nel fatto che troverà la sua via, che troverà la soluzione ai suoi problemi; significa provare a capirlo e trovare il modo di aiutarlo influenzandolo con tutto l’amore (ma senza forzarne il cambiamento) e la positività che siamo in grado di riversare su di lui.  Imparare a parlargli e concentrarsi sulle opportunità, su un futuro migliore, sulla positività! Perché riversare su di lui i nostri dubbi, le nostre paure, la nostra negatività altro non fa che affossarlo sempre di più.

Mi viene in mente anche il sostantivo inglese spell, cioé incantesimo, che come verbo, to spell, sta invece ad indicare la capacità di scrivere e pronunciare bene una parola. Insomma la magia della parola (ricordo a tal proposito uno dei primi articoli che scrissi sul web circa 10 anni fa, nel quale ricordavo come la parola Runa/Rùn in se significasse segreto, mistero, sussurro e per estensione comunicazione cifrata da usare in un contesto rituale), che non sta tanto nell’antica fascinazione dello scrivere quasi fosse un atto divino, ma nella consapevolezza del potere della parola (pronunciata come nel caso polinesiano, ma anche solo pensata, come nel caso della madre del mio amico), perché insomma se tu pensi  che il tuo vicino di casa sia un cretino, lui si comporterà ancor più da cretino.L’invito è a focalizzarsi sul lato positivo delle cose, sempre e comunque, sulla soluzione dei problemi e non sul problema in quanto tale, ma soprattutto mai e poi mai focalizzarsi sulle nostre paure, perché diventa un fottuto circolo vizioso.

Ricordiamoci che ogni bambino, ma poi ogni ragazzo ed infine ogni persona adulta, insomma ognuno di noi è speciale, anzi è unico! 🙂

Lo so, stavolta mi sono dilungato.. 

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